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Sfruttano termini come il Made in Italy

E vero che possedere qualcosa di bello e, “perche’ no”, anche prezioso fa sicuramente piacere.
Ma se va a discapito di altri? O della nostra società? Provereste lo stesso piacere?, NO.
Vorremmo che non fosse vero o non saperlo, ma purtroppo molti BREND famosi nel mondo della moda non sono corretti.
Sfruttano termini come il MADE IN ITALY per nascondere quello che veramente e’ la loro produzione e realizzazione degli articoli.
Da dove arrivano tutti i materiali con cui è realizzato il prodotto finito? Chi li lavora e in che condizioni? Sono senz’altro molte le domande che ci si può fare, ma se poi non ascoltiamo la risposta nulla può cambiare.
Spesso sono le ditte più forti economicamente con BREND ricercati e con i prodotti piu costosi sul mercato a sfruttare tutte le opportunità “illecite” o poco chiare, usando cavilli legali per aumentare i loro introiti. Questo sicuramente a discapito di molti.


Quindi quando indossiamo o sfoggiamo un BREND di cui non ci siamo informati (é nostra responsabilità informarci) a dovere, pensiamo a quanti danni col nostro contributo possiamo aver provocato!
Dopotutto chi fa il palo non e’ meno responsabile di chi commette il crimine.
Non tutto e’ perduto! Ci si può sempre informare prima di un acquisto e se fino ad oggi non lo abbiamo fatto ormai fa parte del passato.
Ora possiamo cambiare! Noi di SIL DAN l’abbiamo fatto.
Certo c’e’ voluto impegno: Reperire i materiali, realizzare i prodotti, trovare collaboratori aventi il nostro stesso obbiettivo, al fine di poter rispondere positivamente alle domande: e’ MADE IN ITALY? E’ un BREND che rispetta l’ambiente? Ma soprattutto rispetta l’uomo?

Ognuno e’ responsabile delle proprie scelte

Valle Maira

La Valle Maira, detta anche Valle Macra (Val Màira in piemontese), è una valle alpina in Provincia di Cuneo e prende il nome dal torrente Maira che la percorre nella sua lunghezza.

Alta valle Maira
Stati Italia
Regioni Piemonte
Province Cuneo
Località principali Busca, Villar San Costanzo, Dronero, Roccabruna, Cartignano, San Damiano Macra, Macra, Celle di Macra, Stroppo, Elva, Canosio, Marmora, Prazzo, AcceglioComunità montana
Comunità montana Valle MairaFiume Maira


Geografia

La valle confina a nord con la valle Varaita, che corre parallela; a sud confina nella bassa valle con la valle Grana e nell’alta valle con la valle Stura di Demonte; ad ovest confina con la Francia e ad est ha il suo sbocco sulla pianura padana.

È lunga circa 45 km ed è tagliata a metà dal torrente che le dà il nome: il Maira.

L’intera valle presenta un orientamento pressoché costante lungo la direttrice di Est-Ovest ed è delimitata da due massicce catene montuose che si originano a partire dal compatto rilievo del Brec de Chambeyron formando dei definiti spartiacque con le valli dell’Ubayette (in territorio francese) a ovest, della Stura di Demonte e Grana a sud e Varaita a nord.


Valli secondarie

 Schema morfologico della valle Maira: le linee arancione rappresentano le creste, quelle violetto il fondo-valle e i punti in nero i centri abitati

Nella parte bassa la valle è abbastanza continua, e dirama solo valloni di piccola dimensione. Nell’alta valle invece si trovano alcune valli laterali di dimensioni piuttosto considerevoli:

  • Vallone d’Elva: si stacca in sinistra orografica poco sotto Ponte Marmora e risale verso Nord dapprima in una caratteristica gola, per poi allargarsi più in alto. La strada che la percorre conduce al Colle di Sampeyre, valico carrozzabile per la Valle Varaita
  • Vallone di Marmora: ha il suo sbocco in destra orografica, all’altezza di Ponte Marmora; prosegue rettilineo verso Sud, per poi dividersi ulteriormente poco sotto Canosio
    • il Vallone di Marmora propriamente detto prosegue verso Sud, in direzione del Colle del Mulo e del Colle d’Esischie
    • il Vallone del Preit, che si sviluppa in direzione Sud-Ovest verso Canosio ed il Colle del Preit
  • Vallone di Unerzio: da Acceglio, sale in destra orografica in direzione Sud, arrestandosi contro la cresta spartiacque principale Italia-Francia. Dirama in sinistra orografica il Vallonetto ed il vallone di Enchiausa, chiuso a monte dal monte Oronaye
  • Vallone di Traversiera: ha origine poco a monte di Acceglio, in sinistra orografica, e sale dolcemente in direzione NNO verso ilMonte Bellino e la Valle Varaita
  • Valle del Maurin: da Saretto di Acceglio, sale in direzione NO, occupando l’alta valle.

Testata della valle

A monte di Acceglio la valle vera e propria ha termine in frazione Saretto, in corrispondenza della sorgente del Maira sul versante Sud. Il vallone che si origina da qui e risale in direzione Nord-Ovest prende il nome di “Valle del Maurin”, e risale fino al Colle Maurin; a quota 2000 m circa il vallone si biforca ulteriormente, distaccando in destra orografica il Vallone dell’Infernetto, che risale verso la cresta della Aiguille de Chambeyron. Un ulteriore vallone secondario è il Vallone dell’Autaret, che diramandosi dalla parte alta del vallone di Maurin a monte della biforcazione per l’Infernetto prosegue verso il colle di Bellino e la valle Varaita.

Un caso particolare è il Vallonasso di Stroppia, un vallone sospeso in destra orografica della Valle del Maurin e del Vallone dell’Infernetto, ai piedi del Brec de Chambeyron, che si chiude a valle a quota 2300 m circa con un’alta parete rocciosa che scende quasi verticale a monte della frazione Chiappera, solcata, durante il disgelo e dopo le piogge, da una spettacolare cascata alta centinaia di metri. La sua testata è delimitata dal Col di Gippiera.

Altro interessante vallone sospeso è la Valle di Ciabrera, alla sinistra orografica dell’alta Valle del Maurin, tra quest’ultima ed il colle di Bellino.

Poco a valle di Chiappera dirama in destra orografica il Vallonasso, chiuso a monte dal monte Sautron; a sud di questo, si trova la valle di Apzoi, altra valle sospesa, chiusa in testata dal colle di Enchiausa.


Altopiano della Gardetta

L’Altopiano della Gardetta è un vasto altopiano calcareo, posizionato in prossimità dello spartiacque con la valle Stura di Demonte a sud, e con la valle Grana ad est. È una conca chiusa, ricca di saliscendi, idealmente delimitato dal passo della Gardetta, dal colle del Preit, dal colle d’Ancoccia, dal colle Margherina, dal colle di Salsas Blancias, dal colle di Servagno e dal passo di Rocca Brancia. L’altopiano è dominato ad est-nord-est dall’isolata Rocca la Meja.


Geologia

 La pianura tra Dronero e Busca

I territori e le cime della valle attraversano un gran numero di differenti formazioni geologiche, identificate da caratteristiche geologiche e petrologiche facilmente distinguibili, la cui conformazione risulta spesso alterata e complicata dalla presenza di fenomeni quali linee di faglia, sovrapposizione di strati rocciosi e altri (dovuti allo spostamento delle bancate rocciose in seguito a fenomeni sismici e orogenetici).

La zona compresa fra i comuni di Dronero e Stroppo risulta letteralmente scavata, verso Nord, nelle propaggini più meridionali del cosiddetto “Massiccio cristallino Dora-Maira”, un banco roccioso composto prevalentemente da rocce metamorfiche (di origine ignea o sedimentaria) quali gneiss, micascisti, graniti ed altre formazioni ricche di silice. In questa fascia risultano completamente incluse le vette dei monti San Bernardo (1610 m), Santa Margherita (1640) e Roccerè (1829), la cui particolare costituzione di rocce “dure” e sfaldabili dona profili erti e notevolmente rocciosi.

A Sud prevalgono invece più fragili rocce di natura dolomitica (formatesi in epoca triassica e norica) che lasciano il posto, più in alto nella valle, a fasce di calcescisti. Comuni inclusioni risultano le ofioliti, rocce metamorfiche femiche derivate dalla subduzione della placca oceanica della Tetide durante la formazione della catena montuosa alpina.

Altra presenza considerevole sono gli scisti feldspatici che, formatisi nel permiano, si sono distribuiti all’interno di una lunga fascia disposta fra la Maddalena ed Acceglio e vari terreni di natura sedimentaria disposti variegatamente lungo la valle.[1]


Flora

Il diverso orientamento dei versanti ha permesso la formazione di ambienti contenenti una flora nettamente diversificata che può essere così esemplificata:

  • Versante Sud: caratterizzato da una vegetazione particolarmente fitta in cui si identificano castagneti e faggeti (posti però a quota più elevata dei precedenti) con un sottobosco vario e spesso umido (specialmente nei valloni del rio Piossasco, Moschieres ed altri) ospitante numerose varietà di bosso e ottima flora micotica (di cui fra gli esemplari commestibili i Boletus edulis, Boletus aereus, Boletus aestivalis, Boletus pinophilus e Boletus luridus), che lasciano il posto, a quote più elevate, a boschi misti di latifoglie, pinete e vasti lariceti con un sottobosco di rododendri e varietà di mirtillo selvatico.
  • Versante Nord: più solatio e secco del precedente, caratterizzato da castagneti e faggeti più rari ed una maggiore presenza di lariceti, pinete, abetaie (di cui una secolare nei pressi della borgata di Sant’Anna nel comune di Roccabruna) ed un sottobosco più vario in cui non mancano rare felci, rododendri e mirtilli.

Monti

I monti principali che contornano la valle sono:

In alta valle e sullo spartiacque, con la Francia:

  • Monte Oronaye – 3100 m
  • Auto Vallonasso – 2885 m
  • Cima delle Manse – 2727 m
  • Monte Soubeyran – 2701 m
  • Monte Vallonasso – 3034 m
  • Monte Sautron – 3166 m
  • Rocca Bianca – 3021 m
  • Rocca Blancia – 3193 m
  • Monte Baueria – 2960 m
  • Buc de Nubiera – 3215 m
  • Brec de Chambeyron – 3389 m
  • Tête de la Frema – 3143 m
  • Tête de l’Homme – 3202 m
  • Tête du Vallonet – 2822 m
  • Tête de Cialancion – 3019 m
  • Rocca Provenzale, con le punte:
    • Croce Provenzale, 2402 m
    • Monte Castello, 2452 m

Sullo spartiacque Maira-Varaita:

  • Monte san Bernardo – 1612 m
  • Monte santa Margherita – 1640 m
  • Monte Roccerè – 1829 m
  • Monte della Ciabra – 1824 m
  • Monte Cornet – 1939 m
  • Monte Birrone – 2131 m
  • Monte Longia – 2041 m
  • Monte Ciarm – 2052 m
  • Monte Rastcias – 2404 m
  • Cima Lubin – 2431 m
  • Monte Cugulet – 2494 m
  • Monte Nebin – 2510 m
  • Monte Cialmassa – 2393 m
  • Monte Morfreid – 2495
  • Monte Chersogno – 3.026 m
  • Pelvo d’Elva – 3.064 m
  • Monte Camoscere – 2984 m
  • Rocca la Marchisa – 3072 m
  • Cima Sebolet – 3023 m
  • Monte Reghetta – 2965 m
  • Monte Faraut – 3046 m
  • Monte Bellino – 2942 m
  • Monte Albrage – 2999 m
  • Monte Freide – 2967 m
  • Monte Maniglia – 3177 m

Sullo spartiacque Maira-Grana e Maira-Stura di Demonte:

  • Rocca Serviana – 1364 m
  • Monte Chialmo – 2021 m
  • Rocca Cernauda – 2284 m
  • Monte Tibert – 2647 m
  • Monte Pelvo – 2555 m
  • Monte Giordano – 2766
  • Monte Servagno – 2752 m
  • Rocca la Meja – 2831 m
  • Monte Oserot – 2861 m
 Il monte Oronaye visto dal Vallone Enchiausa in alta Valle Maira.

Valichi

Non possiede collegamenti agevoli con le valli confinanti e con la Francia. I principali passi carrozzabili sono:

  • in collegamento con la valle Varaita
    • Colletta di Rossana – 617 m
    • Colle della Liretta – 1.105 m
    • Colle di Valmala – 1.541 m
    • Colle Birrone – 1.700 m
    • Colle di Sampeyre – 2.284 m
  • in collegamento con la valle Grana
    • Colle d’Esischie – 2.370 m, che attraverso il vicino colle Fauniera conduce anche alla valle Stura di Demonte.

Vi sono poi alcuni valichi in passato percorsi da strade militari, ma oggi difficilmente percorribili con mezzi a motore. Tra di essi, particolarmente notevoli il Colle del Mulo (2.527 m), che attraverso il non lontanoCol di Valcavera (2416 m) conduce al Vallone dell’Arma che scende nella valle Stura di Demonte, ed i passi della Gardetta (2437 m) e del Preit (2083 m), che davano accesso all’altopiano della Gardetta e da qui alle valli limitrofe, nonché, verso la valle Varaita, la Colletta (2840 m), tra il vallone di Traversiera e l’alta valle di Bellino.

Verso la Valle dell’Ubaye (Francia) esistono solo valichi non carrozzabili, tra cui:

  • Colle del Maurin – 2.637 m (IGM) – 2.641 m (IGN)
  • Colle della Gippiera – 2.948 m
  • Col de Nubiera – 2.865 m

Geografia antropica

La valle si presenta integra nel suo splendore naturale; l’impatto del progresso e delle moderne tecnologie è stato molto limitato.

I comuni della valle appartengono alla Comunità montana Valle Maira. Questa comunità è un comprensorio montano formato dai comuni di Busca, Villar San Costanzo, Dronero, Roccabruna, Cartignano, San Damiano Macra, Macra, Celle di Macra, Stroppo, Elva, Canosio, Marmora, Prazzo, Acceglio.


Storia e cultura

Panorama del vallone di Stroppo e della piana

Ritrovamenti archeologici risalenti all’età del Bronzo, sono documentati sul monte RocceRé, dove attualmente la Soprintendenza Archeologica del Piemonte a rivolto il proprio interesse, con studi e approfondimenti che presto inizieranno il loro corso. Il sito del RocceRè è stato scoperto nel 1991 da Riccardo Baldi e certificato sulla carta archeologica del Piemonte nel 1993. Dell’epoca romana, sono stati trovati oggetti che implicano appunto che i Romani furono presenti in valle.

Il primo riferimento esplicito alla Valle Maira in un documento si trova nella carta di fondazione dell’Abbazia di Santa Maria di Caramagna, risalente al 1028. Da questo documento si evince che la valle era retta da un Marchese locale.

Nel 1209 la valle entra a far parte del Marchesato di Saluzzo, sotto il quale mantenne comunque sempre una certa autonomia. In particolare, l’alta valle faceva parte dell’Unione dei Comuni, una struttura politica parzialmente autonoma anche se sempre tributaria del Marchese di Saluzzo[2].

Quando nel 1548 il Marchesato passò sotto il controllo della Francia, la Valle Maira ne seguì le sorti. In questo periodo sorgono conflitti religiosi: la valle infatti è percorsa dal movimento calvinista, avversato dal regno di Francia, che tenta diverse repressioni. La necessità di porre termine all’eresia calvinista fu il pretesto con il quale, nel 1588, il Duca Carlo Emanuele I di Savoia invase e conquistò il territorio. Nonostante qualche tentativo di opposizione, da qui in avanti la valle rimase sotto il controllo della dinastia sabauda.

Nel XVII e XVIII secolo la valle fu interessata dalle vicende di diverse guerre, in particolar modo dalla guerra di successione spagnola e dalla guerra di successione austriaca, che videro i possedimenti dei Savoia in conflitto col Regno di Francia. Con il termine delle guerre, la valle ebbe una notevole ripresa demografica ed economica, che garantì un relativo benessere.

In seguito alle campagne napoleoniche, la Valle Maira fu temporaneamente assegnata al Dipartimento della Stura, ma dopo la Restaurazione del 1815 tornò sotto il controllo dei Savoia. Nel 1859, con l’istituzione della Provincia di Cuneo, entrò a far parte di quest’ultima.

A partire da fine ‘800, a causa delle condizioni economiche sfavorevoli, la valle conobbe in maniera sensibile il fenomeno dell’emigrazione, soprattutto verso la Francia, che portò ad un suo progressivo spopolamento nel corso del XX secolo. Attualmente, la situazione demografica è relativamente stabilizzata, con gli abitanti rimasti che vivono soprattutto di agricoltura, allevamento, artigianato e turismo[3].

La Valle Maira appartiene alle Vallate occitane italiane. Vi si parla correntemente la lingua occitana; in bassa valle, è diffuso anche il piemontese.

È, insieme alla vicina val Varaita, una delle principali zone piemontesi di diffusione della danza occitana.


Luoghi di interesse

Le numerose architetture e opere d’arte medievale conservate nella valle testimoniano il benessere economico e la vivacità culturale raggiunti in questi luoghi tra XII e XV secolo. Vanno ricordati: il santuario di San Costanzo al Monte (sculture di epoca longobarda e romanica) e la Parrocchiale dei SS. Pietro e Costanzo (cripta di XII secolo, affreschi quattrocenteschi di Pietro da Saluzzo) entrambi a Villar San Costanzo; la Parrocchiale di S. Maria Assunta a Elva (ciclo di affreschi di Hans Clemer di fine Quattrocento); la cappella di San Salvatore a Macra (affreschi tardoromanici e quattrocenteschi).

Di notevole interesse naturalistico e ambientale è la Riserva naturale speciale dei Ciciu del Villar, sempre a Villar San Costanzo.

Il territorio dell’alta valle (Cascate di Stroppia – Rocca Provenzale – Chiappera) è stato riconosciuto “zona di notevole interesse pubblico”.


Turismo

L’offerta turistica della valle è incentrata sulle sue ricchezze naturali. Notevoli sono le opportunità per la pratica di escursionismo ed alpinismo.


Escursionismo

Oltre alla rete sentieristica della Provincia di Cuneo, vi sono diversi sentieri e percorsi escursionistici curati da altri Enti. Tra di essi sono da notare[4]:

  • i Percorsi Occitani, un anello di tappe a copertura dell’intera Valle Maira, da Villar San Costanzo ad Acceglio. Tale percorso risponde ad una doppia finalità: da una parte offre agli appassionati diescursionismo a piedi, ma anche con MTB o cavallo, la possibilità di una salubre attività sportiva in un ambiente naturale alpino fra i più belli e meglio preservati del Piemonte, dall’altro l’opportunità di conoscere un territorio particolarmente ricco di cultura, arte, storia e tradizioni
  • il sentiero Roberto Cavallero, un percorso per escursionisti esperti in 5 tappe, che si sviluppa in alta valle
  • il sentiero Dino Icardi, percorso ad anello di un giorno che porta l’escursionista ai piedi del Brec de Chambeyron attraverso le zone più selvagge dell’alta valle

Anche alcuni Comuni hanno organizzato delle reti sentieristiche proprie. In Comune di Acceglio, notevole è il “Sentiero storico del Vallo Alpino”, che permette di raggiungere numerose opere del Vallo Alpino del Littorio realizzate nella zona del Vallone di Unerzio a partire dalla frazione Chialvetta[5]. Altra rete interessante è quella organizzata dal comune di Macra[6].

Per favorire l’escursionismo di alta quota e l’accesso alle montagne della valle, sono presenti alcuni rifugi e bivacchi:

  • Rifugio della Gardetta – 2.335 m
  • Rifugio Brec dal Vern – 1.390 m
  • Rifugio Campo Base – 1.640 m
  • Rifugio Stroppia – 2.259 m
  • Bivacco Barenghi – 2.815 m
  • Bivacco Enrico e Mario – 2.650 m
  • Bivacco Bonfante

Note

  1. ^Appendice di Gian Carlo Soldati in: Boggia, Piera & Boggia, Giorgio. 1989. Le Valli Maira e Grana, pagine 32-34 .
  2. ^Provincia di Cuneo – scheda della Valle Maira
  3. ^vallemaira.cn.it – storia della valle
  4. ^Comunità montana Valle Maira – escursionismo
  5. ^Sentiero storico del Vallo Alpino
  6. ^Sentieri in Comune di Macra

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Caccia fotografica

Quando gli uomini vivevano soltanto di caccia si calcola che non potevano esserci più di sei milioni di individui sparsi sulle terre emerse del nostro pianeta.Tale è, infatti, il numero di uomini, donne e bambini che potevano vivere in equilibrio con la selvaggina allora esistente.
Quando la popolazione umana aumentava, aumentava anche la caccia; quando la caccia aumentava troppo, la selvaggina diminuiva; quando la selvaggina diminuiva, le carestie riportavano la popolazione umana nei limiti numerici di partenza. Se dunque un pianeta vergine, intatto, tutto selve, savane, praterie, era in equilibrio con meno di tre milioni di cacciatori (considerando tali i soli maschi adulti), come può oggi il nostro pianeta, tutto coperto di strade, di città, di industrie e di campi coltivati, sopportare più di due milioni di cacciatori, per di più armati di fucile e non più di pietro o armi rudimentali? La maggior parte della gente vive, oggi, in città o in grossi centri; nei giorni di festa il bisogno della natura spinge tutti o quasi a cercare il verde e l’aria pura nei boschi e nelle campagne. Perché non si incontra mai un animale selvatico, uno scoiattolo, un camoscio, un cervo o un daino, un uccellino che ci venga a mangiare nelle mani? Non può succedere, sia perché gli animali sono rarissimi o addirittura assenti da certi territori, sia perché quei pochi che rimangono sono terrorizzati dall’uomo; è il triste risultato di una caccia spietata e sregolata.  Oggi non abbiamo avuto la conferma scientifica che gli animali provano emozioni e sono moto più intelligenti di quanto in passato si riteneva. Non è immorale ucciderli per divertimento? Lasciamoli vivere in pace e moltiplicarsi, lasciamo che si mostrino in tutta la loro straordinaria bellezza, lasciamo che prendano confidenza con noi e che si abituino a farsi avvicinare. E il primitivo istinto di cacciatore dell’uomo, quella sua innata smania di cercare, scovare, inseguire, catturare la preda? C’è una risposta a questa domanda, si chiama caccia fotografica.

Sopra: un cavaliere d’Italia in volo; a destra: una coturnice sul terreno. Sono ancora vivi. Questa volta il cacciatore non ha premuto il grilletto di un fucile ma il pulsante di scatto di una macchina fotografica. Due bellissime immagini sono le “prede” da mostrare agli amici con orgoglio; immagini che rimarranno per tutta la vita a ricordo dell’emozione di quel momento.

Cos’è una newsletter?

Tra le diverse forme di comunicazione offerte dal Web, le newsletter e le DEM sono certamente tra le più apprezzate essendosi dimostrate ottimi veicoli promozionali ad elevata capacità di migliorare il brand di un marchio. Ma andiamo per gradi. In questo nostro breve corso sull’email marketing prenderemo in considerazione i diversi aspetti di questa potente forma di comunicazione ma, come è buona regola, è sempre meglio partire con qualche definizione di base. Iniziamo quindi con il vedere cos’è una Newsletter.
Si definisce con il termine newsletter un messaggio di posta elettronica (email) inviato periodicamente e gratuitamente ad una pluralità di persone che ne abbiano fatto richiesta, contenente informazioni aggiornate su determinati argomenti e materie. La potenzialità dello strumento è evidente in quanto con essa è possibile raggiungere in modo diretto una pluralità di persone che riceveranno direttamente nella loro casella email le news e gli aggiornamenti sui vostri prodotti o sulle vostre attività (commerciali o editoriali che siano). Pensate, per fare un esempio, ad un negozio online che venda prodotti di informatica: con lo strumento della newsletter il titolare del negozio potrebbe informare con pochi click tutti i propri clienti delle novità del mese o di eventuali attività promozionali con (sicuri) benefici sulle vendite. Ma come è possibile realizzare una newsletter? Beh, la risposta è molto semplice: con il consenso dei destinatari. Molti siti utilizzano degli appositi moduli online nei quali l’utente viene invitato ad inserire il proprio indirizzo email affinché possa essere ricontattato in futuro per aggiornamenti, news o quant’altro relativamente ai contenuti (prodotti, servizi, articoli, video, ecc.) oggetto del sito stesso. Attualmente il mercato delle newsletter sembra aver abbandonato le precedenti forme di iscrizione implicite che tanto andavano di moda agli inizi, spostandosi nettamente verso le modalità opt-in odouble opt-in certamente più rispettose della privacy e dei diritti (informatici) dell’utente. Vediamo brevemente in cosa consistono queste due diverse modalità:
  • Opt-InLa modalità Opt-In prevede che l’interessato fornisca in prima persona il proprio indirizzo email manifestando così il proprio consenso a ricevere i futuri messaggi della newsletter;
  • Double Opt-InColui che si iscrive (rilasciando in prima persona il prorio indirizzo email) riceve un messaggio di posta elettronica al quale deve obbligatoriamente rispondere al fine di perfezionare l’iscrizione.Questa modalità sembra oggi la più rispettosa delle norme in materia di privacy in quanto garantisce una reale e verificabile volontà del destinario di ricevere le comunicazioni via email.

I dati dell’Osservatorio Smart Working del Polimi

I dati dell’Osservatorio Smart Working del Polimi

Non si può parlare di Smart Working se non si capisce meglio il contesto. Secondo l’Osservatorio Smart Working 2019, in Italia oggi ci sono 570mila smart worker (20% in più al 2018). Continua quindi il trend di crescita registrato negli anni passati. Secondo i dati 2019, il 76% degli smart worker è soddisfatto del proprio lavoro, contro il 55% degli altri dipendenti. Uno su tre è pienamente coinvolto nella realtà in cui opera, rispetto al 21% di chi lavora in modalità tradizionale. Inoltre, secondo le organizzazioni coinvolte nella ricerca, i principali benefici che scaturiscono dall’adozione dello Smart Working sono il miglioramento dell’equilibrio fra vita professionale e privata (46%) e la crescita della motivazione e del coinvolgimento dei dipendenti (35%). È interessante notare che ancora la gestione degli smart worker presenta secondo i manager anche alcune criticità, in particolare le difficoltà nel gestire le urgenze (per il 34% dei responsabili), nell’utilizzare le tecnologie (32%) e nel pianificare le attività (26%); tuttavia è confortante che il 46% dei manager abbia dichiarato di non aver riscontrato alcuna criticità. La ricerca ha poi interrogato anche gli smart worker, che invece hanno indicato come prima difficoltà la percezione di isolamento (35%), seguita dalle distrazioni esterne (21%), dai problemi di comunicazione e collaborazione virtuale (11%) e dalla barriera tecnologica (11%).

Per capire come sta evolvendo il fenomeno è utile confrontare i dati 2019 rispetto a quanto riscontrato dall’Osservatorio Smart Working nel 2018. Innanzitutto, era stata stimata una presenza di circa 480mila smart worker, con un aumento del 20% rispetto al 2017, e un’incidenza del 12,6% del totale degli occupati che, in base alla tipologia di attività di lavoro che svolgono, potrebbero fare Smart Working. Il trend di crescita del 2018 era lo specchio della crescente consapevolezza che le aziende stavano acquisendo, alla luce dei benefici che lo smartworking apporta alle aziende che lo implementano (l’Osservatorio stima un 15% di crescita della produttività), ai lavoratori (miglior equilibrio vita privata-lavoro) e alla collettività, in termini di minore inquinamento dell’aria in virtù della riduzione degli spostamenti. Per quanto riguardava le PMI, l’Osservatorio aveva rilevato una percentuale di progetti strutturati di Smart Working stabile all’8%: si trattava di iniziative basate su almeno due delle leve di progettazione dello Smart Working, ovvero flessibilità di luogo, di orario, ripensamento degli spazi, cultura orientata ai risultati e dotazione tecnologica adeguata per lavorare da remoto. Era emersa, poi, la presenza di un altro 16% che, pur non avendo iniziative strutturate, di fatto aveva implementato informalmente concetti di Smart Working.