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La pittura ad acquerello

L’acquerello si basa, come dice la parola, su colori da diluirsi in acqua per dipingere su carta. E’ un genere di pittura relativamente moderno che si può far derivare dall’acquatinta (il”lavis” dei francesi). Il “lavis” è un’arte minore che nacque come semplice coloritura a mano dei disegni a china e delle stampe : ma e pre noi importante conoscerlo, in quanto ci servirà come base di partenza, tra poco per introdurci alla tecnica dell’acquerello. La caratteristica di questa tecnica deriva dalla trasparenza assoluta di tutti i colori adoperati, e conseguentemente dal fatto che il bianco iniziale della carta continuerà a brillare, più o meno, attraverso tutti gli strati di colore. La massima luce sarà sempre data dal bianco, lasciato intatto fin dal principio; ed e per questo che il bianco come “colore” – diversamente da ciò che avviene, ad esempio, nella pittura ad olio – nell’acquerello non deve esistere. Mentre la forza è intensità maggiori, come la maggior densità di ombre, saranno raggiunte come sovrapposizioni successive di colore.


Si dice che l’acquerello non può gareggiare con gli effetti di corposità e potenza di altre tecniche; ma è fuor di dubbio che niente può paragonarsi al risultato di freschezza, vivacità e luminosità armonica di un acquerello ben condotto. Si dice anche – è un’opinione diffusa – che l’acquerello è assai difficile da imparare, più difficile – persino della pittura ad olio … Ma questo non è affatto vero.

Nella pittura, non esistono tecniche facili e tecniche difficili; e poiché l’uomo è provvisto di mani e d’intelletto, l’acquisire e dominare una tecnica è solo un problema di buona volontà e tempo. L’acquerello non fa assolutamente eccezione.


Bisogna incominciare, decidersi a incominciare. Bisogna armarsi di buona volontà, non aver paura di sbagliare, non illudersi di diventare in tre giorni dei maestri. Ciò che serve di più è la costanza. E quando sarete tentati nel confronto dei vostri risultati con quello di esempi propositivi sui libri o in internet, dallo scoraggiamento, fate questa semplice riflessione: dietro i più bei quadri riprodotti e così immediati e disinvolti all’apparenza, c’è una studio e un lavoro di anni!

Collana Leonardo

Il disegno con la penna a sfera

I disegni in bianco e nero a penna a sfera.  L’uso di questo tipo di penna, detta “biro” dal nome del suo inventore ungherese, resenta delle analogie con l’impiego dell’inchiostro di china.

La biro, strumento spesso trascurato dai disegnatori, offre interessanti possibilità di utilizzo: si possono infatti ottenere sia un “effetto a penna” chiaro e deciso, come con il pennino, se pur con meno brillantezza rispetto a quest’ultimo, sia la morbidezza della matita.

Per queste sue caratteristiche la penna a sfera si presta sia alla realizzazione di soggetti che richiedono molto tratteggio.

Un consiglio utile per chi si accinge a usare questo strumento: è preferibile avere sottomano almeno due o tre penne da alternare tra di loro, poiché il colore della mano, alla lunga, fluidifica l’inchiostro che può alterare lo spessore del segno fino a creare delle macchie.

Quanto al procedimento è consigliabile fare prima un abbozzo a matita senza curarsi troppo dei particolari, usando poi la biro con leggerezza e a stacchi frequenti; l’effetto finale sarà raggiunto con un tratto, lungo o corto che sia, rapido e incisivo.

Questo modo di procedere e facilitato dai soggetti che presentiamo, nei disegni, se sono alberi, lasciano alla mano una certa libertà.